martedì 19 febbraio 2008

Contro l'intolleranza

Tema centrale della filosofia di Voltaire è il problema dell'intolleranza, e di quella religiosa in particolare. Nel clima di generale entusiasmo per le capacità della ragione umana, l'illuminismo cominciò ad entrare in conflitto con le tendenze conservatrici della religione, la quale spesso intralciava il cammino della ragione opponendo la verità del dogma a qualsiasi altra considerazione (ad esempio, il caso di Galileo, scienziato vittima dall'intolleranza della Chiesa).
Per Voltaire, l'uomo parte dalla posizione di essere ignorante su molte cose, non vi è quindi motivo di perseguire fanaticamente l'intolleranza, e quindi l'imposizione di una fede anziché un'altra, quando ogni uomo condivide la stessa ignoranza. "Siamo tutti impastati di debolezze ed errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, ecco la prima legge della natura..." (Voltaire, dal Dizionario filosofico).
In quest'ottica vi sono da fare, secondo Voltaire, importanti considerazioni storiche: l'intolleranza è propria degli uomini e delle società di tutti i tempi, il Cristianesimo, ad esempio, ha imposto la sua verità cercando di spegnere ogni critica alla propria dottrina, sia all'esterno che al suo proprio interno (si vedano le lotte attorno alle eresie). L'intolleranza è presente sia a livello individuale che a livello politico: chiara è la tendenza dei potenti di essere intolleranti con i più deboli e tolleranti con i più forti, da considerare inoltre che ogni opinione repressa con la violentemente con la forza non può che generare altra violenza.
Come sconfiggere l'intolleranza? L'unico ambito in cui non può esistere intolleranza è quello delle scienze esatte (matematica, aritmetica, geometria), poiché non vi è modo di imporre alcuna considerazione arbitraria quando si tiene come punto di riferimento qualcosa che può essere precisamente determinato: impossibile discutere attorno al valore di un numero o di una lunghezza, una volta misurata oggettivamente. Ecco allora che anche nelle questioni morali, etiche e politiche, l'uomo deve affidarsi alla ragione e alla sua obiettività, solo in questo modo non vi potrà essere alcun disaccordo sostanziale attorno ai problemi considerati.


Esiste un rimedio al fanatismo?

Ma l'intolleranza può diventare assai pericolosa quando raggiunge il suo culmine nel fanatismo: il fanatismo non può essere combattuto in alcun modo dalla ragione perché si alimenta nella passione irrazionale. Inutile allora cercare di convincere un fanatico a desistere dai suoi errori con l'aiuto della sola razionalità, egli non starà ad ascoltare, anzi, la controversia lo ecciterà ancor di più.
"Le leggi e la religione non valgono nulla contro questa peste dell'anima [il fanatismo]; la religione, lungi dall'essere per loro [i fanatici] un cibo salutare, si trasforma in veleno per i cervelli infetti." (tratto dal Dizionario Filosofico).Dunque, quale rimedio al fanatismo? Il fanatismo non può essere combattuto direttamente e per mezzo della sola ragione, esso potrà essere tutt'al più prevenuto mediante una corretta divulgazione dei precetti della ragionevolezza e della tolleranza, un vasto progetto di azione culturale e pedagogica che si sviluppa all'interno delle istituzioni di uno stato laico che non si occupa delle questioni morali inerenti ai singoli individui, ma, al contrario, garantisce comunque l'orizzonte civile entro cui i cittadini possono godere di una libertà sostanziale priva di fanatismo.
Ma vi è un'altra arma al fanatismo, un'arma ben ben più sottile: quest'arma è l'ironia, sempre che la controparte riesca a recepirla.